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Piante in galera

Tra qualche settimana e per qualche mese, le piante perderanno le foglie (non tutte ma molte) e andranno a riposo. Per poi riprendere a fiorire, la prossima primavera. E da quel momento in poi sarà una lunga prigionia. Il vaso di 15 cm (un po’ meno di una spanna) in cui sono ristrette a prescindere dalle loro dimensioni finali è spesso troppo limitato e limitante per il loro sviluppo, con un'inquietante assonanza con la sorte dei detenuti che le coltivano.

Piante in galera (e non solo loro)

Cambia poco che siano in un carcere, come accade da noi a Cascina Bollate, o stiano in un vivaio in cui anche una multa per divieto di sosta è guardata con sospetto. La costrizione, resa necessaria dal fatto che si devono fare i conti con i costi e i tempi della coltivazione, rende la loro vita tutto sommato molto grama. Il che in qualche modo autorizza a una logica usa e getta: il vivaio diventa un centro di smistamento dove la piante, fiorite e superdotate, arrivano dal produttore e il più in fretta possibile vanno vendute al consumatore. E che vinca il migliore. Alla faccia della infinita varietà possibile presente in natura, della coltivazione biologica etc etc. 

In realtà in moltissimi vivai, e non solo a Cascina Bollate, giacché non siamo né più bravi né più belli degli altri, le piante - proprio perché non sono le più banali del mondo - trascorrono molto tempo in un claustrofobico vaso di 15 cm, nutrite, rizollate e accudite come lattanti bisognosi prima di ritrovare la loro libertà. Ovvero un vaso più grande o almeno consono alla libera crescita del loro apparato radicale o la piena terra.

Venite in vivaio

E così si capisce come mai la maggioranza dei nostri clienti arriva in galera, scopre il vivaio (o viceversa) e si porta a casa una pianta. Poi, quando torna dice: sembrava veramente sfigata quella piantina che ho preso a Cascina Bollate ma appena l'ho trapiantata si è rivelata una vera forza della natura.

Avendo condotto una vita grama quando era nella sua galera vegetale, alias il vivaio, una volta tornata libera, rifiorisce. Il tutto detto senza cinismo né irriverenza per chi vive in una condizione di privazione della libertà. 

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